Miniere di Levigliani

Le miniere mercurifere di Levigliani (Stazzema)

 

La miniera di Levigliani è posta in località Riseccoli, sul lato orografico sinistro del Canale delle Volte, dove questo cambia nome divenendo il Canale del Bosco. Abbandonata l’auto in prossimità del ponte, si scende nel torrente risalendolo per un centinaio di metri; dopodiché si seguono sulla destra tracce di sentiero che conducono alla galleria di carreggio del cantiere Cava Romana, uno dei più antichi dell’intero complesso minerario. Qui è possibile osservare l’antico metodo di scavo a pozzi inclinati, collegati all’esterno da più moderne gallerie di carreggio. Cinquanta metri più avanti dell’ingresso di questo cantiere, si ritrovano i resti dei fabbricati della miniera, distrutti in seguito alla tragica alluvione del 19 giugno 1996.Oltrepassando il piccolo torrente che, molto ripidamente, si immette nel Canale delle Volte, si ritrova, poco più in alto, l’ingresso principale del cantiere Cavetta. La galleria, lunga 150 m, perviene alle tramogge provenienti dai cantieri sovrastanti. Questa zona costituisce la Zona della Speranza. Altri pozzi inclinati e gallerie di ricerca si ritrovano, inoltre, lungo il ripido Canale delle Rave.

 

Cenni storici

Già nominata in un atto del Comune di Pisa del 1153 o 1163,soltanto nel periodo 1470-1477 vi furono effettuati i primi lavori di estrazione per ordine della Repubblica di Firenze atti alla ricerca di minerali utili alla fabbricazione di pigmenti per i codici miniati ed i libri ecclesiastici. L’impresa fallì visto che gli operai vendevano nottetempo il materiale estratto al di là del vicino confine di stato. Dopo oltre 200 anni di inattività, nel 1717-18, Cosimo III dei Medici inviò lo scultore Torricelli per estrarre il cinabro ma anche in questa occasione l’impresa non ebbe successo a causa della scarsità del minerale estratto. Altri tentativi si ebbero a più riprese nel 1760, 1767, 1845, 1921; solamente dopo la Seconda Guerra Mondiale la società privata Motosi di La Spezia fece riattivare lavori moderni con l’uso di perforatori e mine. La scarsa quantità di minerale estratto fece via via perdere importanza ai lavori che, nel 1959, passarono alla Società Anonima Miniere Alta Versilia che proseguì la sua attività, con sovvenzioni e lunghi periodi di inattività, fino al 1970 (Mancini, 1998).

 

Inquadramento geologico

Il piccolo giacimento di Levigliani, benché di scarsa importanza economica, ha una certa rilevanza dal punto di vista scientifico.

Esso è incassato all’interno del basamento paleozoico dell’Unità Autoctono Auctt.; in particolare è localizzato in corrispondenza della parte più bassa della formazione delle Metarenarie, Quarziti & Filladi dell’Ordoviciano superiore (fig. 1), in presenza di livelli di filladi carbonatico-cloritiche e metabasiti calcalcaline (Dini et al., 2001).

Fig. 1. Colonna stratigrafica del basamento paleozoico apuano. Sigle: LP: Filladi inferiori (Cambriano superiore-Ordoviciano inferiore); Pf & Pfs: Porfiroidi e scisti porfirici (Ordoviciano medio); MQP: Metarenarie, quarziti e filladi (Ordoviciano superiore); GP & OD: Filladi grafitiche e Dolomie ad Orthoceras (Siluriano); Cs & RdM: Calcescisti e metacalcari nodulari rossi (Siluriano superiore-Devoniano inferiore). MB alk: metabasiti con affinità alcalina; MB sub: metabasiti subalcaline (da Dini et al., 2001).

Il giacimento di Levigliani (fig. 2) è costituito da due orizzonti mineralizzati principali, spessi da 1 a3 m e lunghi 100-150 m, con un tenore medio di Hg del 0,3-0,5 wt%. La mineralizzazione è associata ai livelli filladici cloritico-carbonatici dove compare sotto forma di disseminazioni o in vene quarzoso-carbonatiche. In entrambi i tipi di mineralizzazione, Dini et al. (1995) riconoscono l’esistenza di due distinte associazioni mercurifere: il tipo A è costituito da cinabro di Ia generazione, metacinnabarite zincifera e pirite; il tipo B, particolarmente ben sviluppato nel cantiere Cavetta, è formato da cinabro di IIa generazione, sfalerite mercurifera, pirite, mercurio nativo, calcopirite, galena e pirrotina. L’associazione di tipo A sarebbe in equilibrio con condizioni P-T prossime a quelle di picco metamorfico (P = 0,3-0.4 GPa, T = 350°-380°C) mentre quella di tipo B, che si sovrappone e parzialmente sostituisce la precedente, si sarebbe formata durante gli stadi di metamorfismo retrogrado del Nucleo Metamorfico Apuano, a temperature non superiori a 250°C (Dini et al., 2001). A queste condizioni termo-bariche è legata anche la presenza della grumiplucite, raro solfosale di Hg e Bi, di cui Levigliani rappresenta la località tipo.

Fig. 2 Mappa geologica dettagliata e sezione dell’area mineraria di Levigliani(da Dini et al., 2001)

I minerali

Apatite”. Rari cristalli tabulari incolori, a sezione esagonale, associati a quarzo, siderite, dolomite, calcite e cinabro, nelle fratture sub-verticali dello scisto nel cantiere Cavetta.

Aragonite. È abbastanza frequente in sprays di cristalli aciculari incolori, sub-millimetrici, nelle fratture dello scisto.

Barite. Sino ad oggi ne abbiamo osservato un unico campione, raccolto nel cantiere Cava Romana. Si presenta in cristalli tabulari bianchi, grandi fino a 5 mm, adagiati sullo scisto.

Calcite. Comune in cristalli romboedrici incolori, di dimensioni millimetriche, associati alle altre fasi presenti nelle vene quarzoso-carbonatiche o nelle fratture dello scisto.

Calcopirite. Rare masserelle dorate o microscopici cristallini bisfenoidali dorati, associati a mercurio nativo e cinabro, nelle vene del cantiere Cavetta.

Calomelano. È uno dei minerali per i quali è famosa la miniera di Levigliani. Compare in patine biancastre, cerose o in rarissimi cristalli euedrali, associati a goethite e mercurio nativo, nelle vene quarzoso-carbonatiche del cantiere Cavetta e Cava Romana. È fluorescente in rosso alla luce UV.

Cinabro. Questo minerale compare in venuzze e masserelle disseminate nelle filladi cloritico-carbonatiche o nel quarzo; più rari risultano i cristalli, di dimensioni millimetriche, spesso molto complessi, rossi o neri, trasparenti e molto lucenti. Molto comuni sono piccoli aggregati globulari rossi (“fragole”) formati da questo solfuro; particolari sono i campioni nei quali questo minerale mostra cristalli dagli spigoli arrotondati, come se fossero stati ridissolti dopo la loro deposizione o avessero subito una debole e parziale fusione. Il cinabro è associato a tutti i minerali presenti in questa località.

Clorite. Millimetrici aggregati globulari di colore bianco o giallo sono stati identificati come clorite, alla quale appartengono anche piccoli cristalli micacei verdi osservati nella zona della Cavetta.

Dolomite. Cristalli romboedrici, grandi fino a 1 cm, sono frequenti nelle vene quarzoso carbonatiche della Cavetta.

Epidoto. Come epidoto sono stati identificati dei minutissimi cristalli prismatici, giallo-rossastri, osservati molto raramente nelle vene quarzoso-carbonatiche del cantiere Cavetta.

Galena. Rara, in masserelle compatte o rari e piccoli cristalli cubottaedrici nelle vene quarzoso-carbonatiche del cantiere Cavetta.

Goethite. Tipico prodotto di alterazione dei minerali di Fe, compare in tutte le aree in cui la mineralizzazione originaria è stata sottoposta a processi di alterazione. Nel cantiere Cavetta abbiamo osservato microscopiche formazioni mammellonari nere di questo idrossido di Fe, in associazione a mercurio nativo, calomelano e cinabro. Spesso è pseudomorfo su cristalli lenticolari di siderite o romboedrici di dolomite ferrifera.

Grumiplucite. Questo raro minerale è noto al mondo esclusivamente nel cantiere Cavetta, a Levigliani; qui compare raramente in piccoli cristalli prismatici, striati secondo l’allungamento, impiantati su cinabro, su sfalerite mercurifera o flottanti in gocce di mercurio nativo. Le dimensioni dei cristalli sono generalmente nell’ordine di 1 mm ma sono stati eccezionalmente raccolti campioni con cristalli lunghi fino a 8 mm. In alcuni casi i cristalli di grumiplucite sono ricoperti da minuti individui di cinabro, di sfalerite mercurifera o da piccolissime goccioline di mercurio nativo.

Mercurio nativo. Raro in natura, questo elemento è relativamente comune alla miniera di Levigliani, dove forma goccioline millimetriche fortemente aderenti alla matrice quarzosa o carbonatica oppure masserelle di volume maggiore. G. Targioni Tozzetti narra che “una volta, scoppiando una mina, colò tanto mercurio e seguitò a colare per quasi sei minuti che i minatori, non avendo tanti vasi per raccoglierlo, ne ammezzarono anche due cappelli” (Carobbi & Rodolico, 1976). Il mercurio nativo si rinviene di preferenza al cantiera Cavetta ma minute goccioline compaiono anche nella galleria di carreggio di Cava Romana.

Metacinnabarite. La metacinnabarite fu segnalata per la prima volta da A. D’Achiardi (1876) in masserelle nere, metallica e lucenti, incluse nelle vene quarzose. Egli ritenne trattarsi di una nuova specie, alla quale dette il nome di leviglianite. Successivi studi dimostrarono che la leviglianite nient’altro è se non una varietà zincifera di metacinnabarite. Oltre che in masserelle nerastre essa compare anche in cristalli ottaedrici, geminati (Manasse, 1921) o in fragole di dimensioni millimetriche, associate a siderite, dolomite, quarzo, mercurio nativo, cinabro e grumiplucite.

Nesquehonite. Patine o rari e piccoli cristalli, vitrei ed incolori, all’interno delle fratture dello scisto mineralizzato a cinabro.

Pirite. Cristalli cubici, fino a 2 cm di spigolo, si rinvengono inclusi nelle filladi carbonatico-cloritiche nel cantiere Cava Romana e nella Zona della Speranza. Cristalli di dimensioni inferiori, millimetrici, di abito prevalentemente ottaedrico, compaiono nelle vene quarzoso-carbonatiche del cantiere Cavetta, in associazione ai minerali idrargiriferi.

Pirrotina. Rari cristalli tabulari a sezione esagonale di questo solfuro, grandi fino a 7 mm, sono stati raccolti nel cantiere Cavetta.

Quarzo. Molto comune, in cristalli prismatici, incolori o bianchi, lunghi fino ad alcuni cm. Interessanti alcuni piccolissimi cristalli contenenti inclusioni di goccioline di mercurio nativo, nel cantiere Cavetta.

Sfalerite. Cristalli tetraedrici, grandi fino a 5 mm, neri o ambrati (Dini, 1995), a volte geminati secondo la legge dello spinello, compaiono nelle cavità delle vene quarzoso-carbonatiche del cantiere Cavetta. La sfalerite di Levigliani è mercurifera.

Siderite. Cristalli lenticolari, da giallo chiaro a bruno, grandi fino a 15 mm, sono molto comuni nell’area della miniera di Levigliani, anche al di fuori dell’area mineralizzata a Hg.

Stibnite. Segnalata da Carmignani et al. (1972), la sua presenza a Levigliani non è confermata.

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